Cosa m'impedisce di sperimentare il mio sé più profondo?

Lyricus 01: Cosa m’impedisce di sperimentare il mio sé più profondo?

Posted on luglio 10, 2014

James, il creatore dei Materiali Wingmakers, ha tradotto questi discorsi. Sono un elemento significativo dei metodi d’istruzione usati dagli insegnanti dell’Ordine Insegnanti di Lyricus, del quale James è membro. Vengono resi disponibili per la prima volta.
Questi discorsi sono dialoghi fra un insegnante ed un loro studente, e sono stati trascritti per il loro valido insegnamento, così che altri possano utilizzare la stessa istruzione.

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Studente: Cosa mi impedisce di sperimentare il mio sé più profondo?

Insegnante: Niente.
Studente: Ed allora perché non riesco a farne esperienza?
Insegnante: Paura.
Studente: Così è la paura che me lo impedisce?
Insegnante: Niente te lo impedisce.
Studente: Ma non hai appena detto che la paura è la ragione per cui non riesco a sperimentare questo stato di consapevolezza?
Insegnante: Sì, ma non te lo impedisce.
Studente: E allora cos’è?
Insegnante: Nulla.
Studente: Ed allora quale ruolo gioca la paura?
Insegnante: Se tu fossi in prigione, di cosa avresti più paura mentre sogni di essere liberato?
Studente: Di ritornare in prigione… Così stai dicendo che ho paura di fare esperienza del mio sé più profondo perché poi ritornerò alla mia ignoranza.
Insegnante: No. Sto dicendo che la tua paura dell’ignoranza ti mantiene nell’ignoranza.
Studente: Sono confuso. Pensavo che tu mi stessi dicendo che ho paura di sperimentare il mio sé superiore, ma ora mi sembra che tu mi dica che temo il mio sé umano. Cosa devo credere?
Insegnante: Hai paura del ritorno al tuo sé umano dopo aver sperimentato il frammento di Dio che è in te.
Studente: Perché?
Insegnante: Se tu fossi assetato nel deserto, cosa desidereresti più di ogni altra cosa?
Studente: Acqua?
Insegnante: E se ti dessi un bicchiere d’acqua, saresti soddisfatto?
Studente: Sì.
Insegnante: Per quanto tempo?
Studente: D’accordo, ho capito cosa vuoi dire. Ciò che desidererei più di ogni altra cosa sarebbe di essere vicino all’acqua così da poter bere quando ne ho voglia, o ancora meglio, vorrei lasciare il deserto del tutto.
Insegnante: E se tu amassi il deserto, non avresti paura di lasciarlo?
Studente: Stai forse dicendo che ho paura di sperimentare il mio sé più profondo perché poi vorrei lasciarmi dietro questo mondo, ma come posso temere ciò, se non ne ho mai fatto esperienza in alcun modo?
Insegnante: Questa non è come la paura che invade le tue vene quando qualcuno sta per ucciderti. È la paura di un’ombra così misteriosa, antica, e primordiale che sai immediatamente che trascende questa vita e questo mondo, e che il suo sapere ti cambierà irrevocabilmente.
Studente: E così è il cambiamento ciò che veramente temo.
Insegnante: È l’irrevocabilità del cambiamento ciò che temi.
Studente: Ma come lo sai? Come fai a sapere che io temo ciò così tanto da non poter fare esperienza del mio sé più profondo?
Insegnante: Per mantenere lo strumento umano in stabile interazione con questo mondo, i progettisti dello strumento umano lo hanno dotato di certe costrizioni sensorie. Poiché queste non erano sufficienti, fu anche progettata nella Mente Genetica delle specie umane una paura istintiva di essere distolta dalla sua realtà dominante. È per queste due ragioni, lo so.
Studente: Ma questo non è leale. Stai dicendo che la mia capacità di sperimentare il mio sé più profondo è stata limitata dagli esseri che l’hanno progettata. Perché? Perché dovrei sentirmi continuamente frustrato dal sapere di avere un frammento di Dio in me e non essere autorizzato ad interagire con esso?
Insegnante: Ami questo mondo?
Studente: Sì.
Insegnante: Tu sei qui nello strumento umano per interagire con questo mondo in sintonia con la sua realtà dominante, e per portare la tua comprensione del tuo sé più profondo in questo mondo, anche se questa comprensione non è pura, forte, o chiara.
Studente: Ma se io avessi questa esperienza del mio sé più profondo, non potrei forse portare una maggiore conoscenza in questo mondo?
Insegnante: Questa è l’ingannevolezza che ti frustra. Credi che l’esperienza di questa sublime ed intelligente energia possa essere ridotta ad umana interpretazione?
Studente: Sì.
Insegnante: Come?
Studente: Posso insegnare ad altri com’è la sensazione di essere in rapporto con le proprie anime. Posso portare più luce in questo mondo ed ispirare altri a ritrovarla all’interno di loro stessi. Non è questo ciò che tu fai?
Insegnante: Ti ho insegnato a raggiungere questo stato?
Studente: No. Ma mi hai ispirato.
Insegnante: Ne sei certo? Non ti ho soltanto detto che non puoi fare esperienza di questo stato nello strumento umano? E’ questo ciò che definisci ispirazione?
Studente: Non intendevo dire in questo caso specifico, ma mi hai ispirato a pensare profondamente alle questioni ed ai problemi con cui mi trovo a confronto.
Insegnante: Se vuoi portare più luce in questo mondo, per qual motivo l’interazione con il tuo sé più profondo ti darebbe la possibilità di farlo?
Studente: È questo il punto. Non so se me la darebbe. Sembra solo logico che sarebbe così. Non è forse vero che tutti i buoni insegnanti hanno questa capacità? Non l’hai forse anche tu?
Insegnate: È vero che esistono insegnanti che possono mutare le loro realtà dominati, ed hanno imparato ad integrare questa abilità nella loro vita senza perdere equilibrio o efficacia in questo mondo. Ma sono estremamente rari.
Studente: Lo so. Ma questo è quanto desidero imparare. È cosa che si apprende, non è vero? Puoi insegnarmi?
Insegnante: No, non è una cosa che si apprende. Non è insegnabile. Non viene acquisita tramite l’istruzione, tecniche esoteriche, o processi rivelatori.
Studente: Ed allora questi insegnanti come hanno acquisito questa abilità?
Insegnante: Nessuno acquisisce questa abilità. E’ questo che voglio dire. Nessun insegnante in uno strumento umano sulla Terra in questi tempi, o precedenti, ha l’abilità di vivere simultaneamente come umano e come frammento-Dio. E nessun insegnante gioca fra queste due realtà con sicurezza e controllo.
Studente: Sono sorpreso nell’udire questo. Perché è così?
Insegnante: Per la stessa ragione che ti ho riferito prima. Non credi che si applichi a tutti gli umani?
Studente: Anche Gesù?
Insegnante: Anche Gesù.
Studente: Ed allora perché ho questo desiderio? Chi ha messo nella mia testa la nozione che dovrei essere capace di fare esperienza del mio sé più profondo, o frammento-Dio?
Insegnante: Se si fa esperienza del vento, non si capisce forse qualcosa di un uragano?
Studente: Suppongo di sì.
Insegnante: E se si fa esperienza anche della pioggia, non si capisce ancora meglio cosa sia un uragano?
Studente: Sì.
Insegnante: Se tu non avessi mai fatto esperienza di un uragano, ma avessi sperimentato vento e pioggia, non potresti forse immaginare meglio che cosa sia un uragano di chi non ha mai fatto esperienza di vento e pioggia?
Studente: Credo che sia così.
Insegnante: Questo vale anche per il frammento-Dio nello strumento umano. Puoi sperimentare amore incondizionato, bellezza soprannaturale, armonia, reverenza, e totalità, e così facendo puoi immaginare fattezze e capacità del frammento di Dio che è in te. Alcuni insegnati hanno semplicemente toccato meglio che altri i contorni del frammento-Dio, ma telo assicuro, nessuno è mai entrato nelle sue profondità vivendo al contempo nello strumento umano.
Studente: Ma alcuni insegnanti non viaggiano fuori dal corpo?
Insegnante: Sì, ma vivono pur sempre nello strumento umano mentre viaggiano. Tutto ciò che ti ho già detto si applica ancora.
Studente: E allora cosa faccio? Rinuncio al desiderio di fare questa esperienza?
Insegnante: Esiste un pesce che può lasciare il suo mondo acquatico grazie all’equivalente di ali. Anche se solo per breve tempo può così sperimentare il mondo di coloro che respirano l’aria. Credi che questo pesce volante abbia mai desiderato di toccare una nube, arrampicarsi su un albero, od avventurarsi nella foresta?
Studente: Non saprei… Ne dubito.
Insegnante: Ed allora perché viaggia al di sopra dell’acqua?
Studente: Suppongo che sia un istinto, qualcosa come un imperativo evolutivo.
Insegnante: Esatto.
Studente: Così stai dicendo che questo è vero anche per gli umani. Ci sforziamo di fare esperienza del nostro frammento-Dio a causa di un imperativo evolutivo od impulso?
Insegnante: Sì, e come il pesce volante, quando usciamo dal nostro mondo è solo per breve tempo, dopodiché ricadiamo sotto la superficie ancora una volta. Ma mentre siamo al di sopra della superficie del nostro mondo, dimentichiamo momentaneamente di essere solo umani con un inizio e una fine. Eppure, quando lo facciamo, non immaginiamo che possiamo toccare il volto di Dio all’interno di noi stessi.
Studente: Ma io me lo immagino. Sento che posso, e pure che dovrei, toccare questo frammento di Dio.
Insegnante: La pensi in questo modo perché hai la speranzosa esuberanza e l’innocenza di una persona ignara dell’esperienza con la Prima Sorgente.
Studente: Tu non ti senti in questo modo?
Insegnante: Chiunque entri in sintonia con le più alte vibrazioni del proprio sé avrà questa sensazione e ne è guidato. L’unica differenza è che io sono soddisfatto sapendo che non ne farò esperienza mentre sono incarnato in uno strumento umano.
Studente: Che cosa ti dà questa soddisfazione che io non ho?
Insegnante: L’abilità di canalizzare la mia energia in questo mondo piuttosto che applicarla nella ricerca di un altro.
Studente: Ma non avevi detto che è un imperativo evolutivo? Come posso controllare questo desiderio o ambizione?
Insegnante: Vivi in questo mondo con tutta la tua passione e forza interiore. Vedi il frammento-Dio in questo mondo, anche se è soltanto un sottile raggio di fioca luce. Vedilo! Alimentalo! Non essere così frettoloso da cercarlo nella profondità del tuo cuore o mente dove credi che possa essere.
Studente: È difficile non sentirsi scoraggiato al suono di queste parole. È come se qualcuno mi dicesse che la visione che ho avuto era solo un miraggio, o un gioco di luce.
Insegnante: Questo è un mondo di ombre e di echi. Puoi cercarne la fonte se questo è ciò che desideri, ma perderesti il senso di vivere in questo mondo. Diminuiresti la tua possibilità di fare esperienza delle ombre e degli echi, che è il vero motivo per cui ti sei incarnato su questo pianeta di questi tempi.
Studente: Ma sembra una cosa così passiva, l’idea di dovermi accontentare di sperimentare questo mondo, piuttosto che cercare di cambiarlo. Sento di essere qui per cercare di migliorarlo, di cambiarlo per il meglio, e sto perdendo qualche esperienza, qualche capacità di farlo. Che cos’è che sento, e perché?
Insegnante: Quando sperimenti il calore del sole, cambi il sole?
Studente: No.
Insegnante: E se tieni un pezzo di ghiaccio in mano, lo cambi?
Studente: Sì, comincia a sciogliersi.
Insegnante: Così esistono cose che puoi solo sperimentare ed altre che puoi cambiare.
Studente: Ed io dovrei sapere la differenza.
Insegnante: Può essere d’aiuto.
Studente: Lo so. È elementare. Ma non sono certo che mi aiuti a sentirmi meno scoraggiato.
Insegnante: Lo sai, sono d’accordo, ma non l’hai necessariamente praticato. È un principio vitale praticare la discrezione ed il discernimento, e la gente crederà che questo concetto sia elementare, ma c’è una differenza critica fra il vivere in uno stato di soddisfazione o, come la metti tu, di frustrazione.
Studente: E così non posso cambiare il fatto che il frammento-Dio che è in me sia inconoscibile per la mia mente umana, e devo accettare questo fatto. È questa la lezione che devo imparare qui?
Insegnante: No.
Studente: Ed allora qual è?
Insegnante: Il concetto di frammento-Dio dentro di te ha potere. Può essere contemplato, ma non può essere sperimentato come realtà dominante in uno strumento umano. Tramite l’approccio contemplativo puoi imparare il discernimento, e tramite il discernimento imparerai a navigare nel mondo di ombre ed echi in modo tale da portare cambiamenti in accordo con la Prima Sorgente. Esteriorizzi così il frammento-Dio, piuttosto che cercare di farne esperienza. Così facendo, elimini le energie di paura e frustrazione che fluiscono attraverso la tua mente.
Studente: Grazie. Il tuo insegnamento ha toccato la corda che ho cercato fin da quando ho trovato questo cammino, ed ora mi sento in risonanza.
Insegnante: In risonanza sarai guidato.
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